Unlocking Potential

di Michael K. Simpson

INTRO

Nell'ambiente aziendale in costante evoluzione di oggi, è fondamentale che anche il team impari a cambiare accrescendo le proprie abilità e rendendosi flessibile ai cambiamenti.

Se hai uno studio e hai una squadra di lavoro che ti accompagna avrai già capito quanto importante risulta la tua capacità di ispirare chi ti sta accanto.

Come ho scritto varie volte, da fotografo ti sei già trasformato in imprenditore e manager. Questa trasformazione ti impone una crescita costante delle tue abilità di coach e di leader.

Un ottimo coach ha la possibilità di trasformare ciò che risulta di medio valore in qualcosa di straordinario. Personalmente nel giudicare i collaboratori ho sempre preso come riferimento assoluto il potenziale che esprimevano, mai l’abilità espressa in se.

In questo libro sono espresse le idee dell’autore per sfruttare il potenziale del tuo team e raggiungere obiettivi impensabili.


Fiducia e sblocco del potenziale.

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Il coaching è uno stile di leadership unico che ha come obiettivo principale quello di massimizzare il potenziale della squadra. 

Non si tratta di consulenza come spesso viene inteso, ma di sbloccare il potenziale di un altro essere umano. Prima di considerare il coaching per la tua squadra, è importante che tu mantenga quattro principi fondamentali in mente. 

Iniziamo con i primi due: 

Come leader, e come coach, non puoi avere successo a meno che il tuo team non si fidi di te. La fiducia è vitale perché facilita una buona comunicazione. Le persone che si fidano l’uno dell’altra sono aperti e onesti. 

Il secondo principio chiave del coaching riguarda il potenziale.

Cosa intendo con questo? 

Ogni persona possiede il potenziale per crescere e diventare qualcosa di meglio.

Il coach ha proprio l’obiettivo sbloccare questo potenziale. Un buon coach sa ascoltare e osservare attentamente tutti i messaggi impliciti ed espliciti  che una persona gli rivolge.

Gli altri due principi fondamentali riguardano l’impegno e l’esecuzione

La capacità di mantenere una motivazione forte e duratura è direttamente proporzionale all’impegno che ognuno di noi mette a favore del conseguimento dei risultati. 

Il coach deve essere capace di alimentare questa motivazione, rendendola costante nel tempo. A tal proposito risulta importante stimolare le domande da parte dei membri del team e rispondere prontamente ed esaustivamente. 

Il coach può stimolare attraverso una serie di domande ad alto contenuto motivazionale come: 

Quali sono le strategie più importanti e gli obiettivi che devi realizzare, personalmente e professionalmente?  Vuoi fare la differenza nel mondo? Stai cercando di migliorare le tue capacità professionali, ogni giorno? 

Quando le persone diventano consapevoli dei propri obiettivi, il loro scopo diventa tangibile e la loro volontà di impegnarsi diventa più forte. 

Una volta stabilita l’importanza dell'impegno, è il momento del quarto e ultimo principio: l’esecuzione.

Il lavoro di un coach non è quello di spingere incessantemente verso la realizzazione di qualcosa ma bensì di garantire che il team possa arrivare dove vuole. 

Il modo migliore per garantire che questo accada è imparare a lavorare nello stato di flusso

Uno stato di flusso è quando ti senti completamente assorbito da un compito e completamente concentrato sull’obiettivo. Nello stato di flusso, ottieni il massimo e ti muovi in odo naturale verso il tuo scopo finale.

Gli atleti raggiungono spesso uno stato di flusso prima e durante un evento, che consente loro di liberarsi di distrazioni. (La trance agonistica)


Il coaching richiede credibilità e capacità di sfidare l'atteggiamento di chi hai davanti. 

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Uno dei passi più difficili quanto fondamentali nella gestione del tuo team è la costruzione della fiducia intorno a te. Questa non avviene in maniera diretta o senza una costante attenzione al tuo atteggiamento e alla tua capacità di mostrare l’onestà e la credibilità.

L’onestà appartiene alla sfera etica che ognuno di noi possiede in maniera differente e che deve costantemente esternare verso gli altri. 

La credibilità invece, va inseguita attraverso l’accrescimento delle nostre competenze. Un vero leader, così come un coach, devono sempre aggiornarsi e mai rimanere indietro. 

Come possiamo chiedere ai nostri collaboratori di migliorare costantemente se noi rimaniamo statici nella nostra posizione ?

La vera credibilità deriva da un equilibrio armonioso di carattere e competenza. 


Sfidare i pensieri negativi

Come leader dobbiamo sfidare i pensieri negativi. Capire le singole individualità risulta la chiave per meglio comprendere l’azione da compiere per stimolare chi intorno a noi. 

Alcuni, non scopriamo nulla di nuovo, hanno bisogno di più bastone, altri più carota. 

Tutto si riduce a fare le domande giuste con l’obiettivo di aumentare l’auto-consapevolezza, in modo che il nostro interlocutore possa scoprire le opportunità per creare un cambiamento. 


Gestisci il giorno per giorno senza perdere di vista il lungo termine. 

Come imprenditori e come leader abbiamo il dovere di creare delle strategie a lungo termine per il nostro studio. Questa serie di processi atti al raggiungimento degli obiettivi definiti, non possono prescindere dall’efficienza del nostro team e delle operazioni individuali. 

In tal senso, dobbiamo aiutare i nostri collaboratori a mantenere il giusto equilibrio tra le ambizioni di lungo periodo e i “tasks” quotidiani. 

Ma non solo, ogni membro del team, in quanto individuo, ha delle aspirazioni personali oltre che professionali. Queste vanno tenute sempre in considerazione ed è parte del compito di un buon coach agevolare il loro conseguimento.

Il team verrà seguito dal proprio leader, il quale attraverso disciplina e costanza, deve mantenere gli obiettivi costantemente raggiungibili e realistici. In fin dei conti, noi stessi abbiamo “settato” gli obiettivi per il nostro studio. Questi possono essere visti come lontani e di difficile realizzazione.

Solo una costante presenza e revisione da parte nostra può far si che ogni individuo creda fermamente nel possibile conseguimento del risultato.


Feedbacks

In ogni ambiente lavorativo, le persone hanno bisogno di riscontri costanti e sinceri per andare avanti. Questi feedbacks devono essere sia positivi sia negativi mantenendo ben a mente, come discusso in precedenza, la predisposizione individuale a ricevere critiche o supporto. Quindi il buon leader deve sapere chi si trova davanti per formulare la giusta strategia di supporto perfettamente studiata a misura dell’interlocutore.

Una delle tattiche più frequenti è quella di chiedere, prima di tutto, di auto-valutarsi. Alla fine di ogni processo potremmo iniziare chiedendo semplicemente “Come credi di aver svolto il tuo compito ?”, “Hai trovato difficoltà?”, “C’è qualcosa che vorresti migliorare?”. Solo dopo aver ricevuto le risposte, il leader, può fare delle osservazioni dirette ed oneste. 

Presi da mille impegni quotidiani, tendiamo a trascurare l’impatto delle nostre opinioni verso gli altri. Espresse in termini di feedback queste possono davvero portare ad un cambiamento in positivo dell’andamento del nostro studio. Ogni azienda, dalla più piccola alla più grande, è formata da processi ma soprattutto da persone che svolgono i compiti necessari. 

Le persone hanno bisogno di auto-stima e consapevolezza dei propri mezzi. In quanto figura di riferimento, non solo dobbiamo fornire costantemente il nostro supporto, ma dobbiamo anche preparare ognuno dei nostri collaboratori a ricevere commenti e a saperli sfruttare in maniera costruttiva.


Talenti Nascosti

Mi sono già prodigato a discutere l’importanza del conoscere le singole individualità più a fondo. 

Questo non può prescindere dalla conversazione e dall’analisi dei comportamenti di chi abbiamo davanti. Molto spesso infatti, i talenti naturali che risultano evidenti, vengono accompagnati da qualità sopite o nascoste che potremmo individuare e stimolare.

Il nostro studio può crescere in maniera esponenziale se contestualmente crescono le qualità dei membri che lo compongono. In questa ottica, la nostra capacità di carpire e incentivare gli “skills” del team risulta potenzialmente determinante.

 

 

 

Edoardo Morina